Oggi
intendiamo discutere dell’industria navalmeccanica, con precisione di quella
di iniziativa privata, presente in quattro province su nove della Sicilia e per
questo elemento sicuramente costituito dell’apparato produttivo siciliano.
Piu’
che altri settori, piu’ della chimica impiantata di forza, più dell’auto
che la FIAT insedio’ per utilizzare le provvidenze statali.
L’industria
cantieristica, e’ nata qui; con i Florio a Palermo e una imprenditoria locale,
che pensando al nostro mare, alla condizione insulare e alla centralità della
Sicilia nel mediterraneo, investi’ partendo dalla vocazione produttiva del
territorio.
Altro
che spiagge private e casinò, altro che economia subalterna e derivata, altro
che risorse ridistribuite e mai prodotte, l’industria navalmeccanica e’ la
Sicilia, la parte a pieno titolo, come le miniere e il rotabile, della sua
storia imprenditoriale e della sua natura industriale.
Innanzitutto
da Siciliani, vogliamo ribaltare un’idea sbagliata ed estranea alla Sicilia,
terra di assistenzialismo, magari per
la sua specialità, zona franca del paese.
E
questo e’ importante, perchè e’ il nodo centrale di una ipotesi di
reindustrializzazione, perchè e’ il tema politico, e’ l’idea di fondo,
come si usa dire per il progetto Sicilia.
Potrebbe
essere parte di quel processo di rinnovamento
indispensabile, dopo anni di obsolescenza connaturato a questa regione.
A
marginalizzare l’industria navalmeccanica, va detto, sono stati innanzitutto i
siciliani, le classi dirigenti siciliane, che hanno fatto piu’ dighe che
porti, bruciato migliaia di miliardi per opere inutili senza mai concentrarsi
sull’economia marittima, quale asse strategico del sistema dei trasporti e
dell’economia isolana.
Classi
dirigenti che hanno sottovalutato l’opportunita’ dello sviluppo del sistema
dei porti turistici, della specializzazione del sistema portuale, del suo
collegamento con le aree industriali, della sua capacita’ di diffondere gli
scambi commerciali.
Non
va dimenticato che cosi come sono progettate le grandi reti transeuropee, la
Sicilia e’, unica regione italiana, tagliata fuori dai grandi collegamenti
decisi dalla Commissione Europea, dalle strade ai trasporti marittimi, sia nei
corridoi Nord-Sud, che Est-Ovest. Fatta eccezione, ovviamente per il ponte sullo
stretto, opera di cui, prima del dibattito sull’utilità, converrebbe
interrogarsi sulla sua fattibilità e per le risorse che richiede, per la sua
complessità ingegneristica e per i tempi di esecuzione.
Dobbiamo
spingere a fondo in questa fase perchè, a differenza degli anni 90, c’e’
una ripresa della cantieristica, dei traffici mondiali, della cantieristica
europea e se dovesse andare avanti
un processo di stabilizzazione di pace nel medio oriente, una nuova centralità
mediterranea con l’affermazione dell’area di libero scambio per il 2010
costituirebbe un ottimo contesto.
Abbiamo
non del tutto alle spalle, una fase di recessione, di crisi di competitività,
dovuta all’aggressività dei paesi orientali, che attraverso i bassi costi del
lavoro, ma anche la bassa qualità del prodotto, hanno imposto una pesante
ristrutturazione.
Oggi
Fincantieri, e’ tornata ad essere leader mondiale, partecipa alle piu’
grandi commesse e viene ad occupare uno spazio significativo del mercato.
Noi
siamo convinti, che ci sia uno spazio egualmente importante nel piccolo-medio
cabotaggio, nell’off-shore e nel
diportismo.
Abbiamo
retroterra, abbiamo i mezzi tecnici e disponiamo di risorse umane e
professionali, bisogna pero’ crederci ed operare affinche’ tutto cio’
abbia un futuro, che non puo’ essere quello predisposto da chi come l’ex
Assessore All’Industria della
Regione Siciliana, che in evidente conflitto d’interesse, ha lavorato
sistematicamente in questo territorio, per eliminare competitori, distruggendo
lavoro e d energia.
Ecco,
questo della cantieristica privata, è stato uno dei terreni in cui la Regione
Siciliana, avrebbe potuto operare negli anni trascorsi,
di piu’ e meglio, ma e’ stata succube dell’approfittamento privato.
Ancora
l’ennesima opportunità perduta, si sono inventati contratti di
localizzazione, certi della vacuità dello strumento, non hanno approfittato
della utilizzazione del progetto dell’ U.E., hanno redatto un piano per i
trasporti che non ha premiato le vie del mare.
Come
sindacato alla fine degli anni 90, abbiamo dovuto affrontare il tema della
specializzazione del Cantiere navale di Palermo, per riequilibrare il rapporto
tra costruzioni e riparazioni, cogliendo con grande chiarezza l’importanza
strategica delle costruzioni, piu’ a riparo nella dinamica competitiva
rispetto alle riparazioni. Ma abbiamo dovuto far fronte alla vera e propria
aggressione alle aree dei Cantieri navali e soprattutto ai suoi bacini, solo per
fare spazio ad una espansione di un porto i cui volumi di traffico non
giustificavano ulteriori espansioni.
Erano
gli anni in cui si ondeggiava tra la promessa dell’assistenza e la
configurazione dei Cantieri di Palermo quali semplice strumento inglobato dai
servizi portuali. Come dire il porto si faceva cantiere, promettendo qualche
riparazione veloce e qualche manutenzione.
Siamo
stati testardi e abbiamo vinto contro tutto e contro tutti. Oggi i Cantieri
navali di Palermo, hanno potenziato le costruzioni, dispongono di tecnologia che
non avevano e reggono la sfida competitiva con molti altri stabilimenti del
Paese.
Copione
piu’ o meno simile, dove dopo la complessa vicenda SMEB, Rodriguez, ottima
realtà produttiva siciliana privata, rinverdita dai capitali del nuovo socio di
maggioranza, sembra defilarsi dall’impegno di utilizzare aree e lavoratori
della SMEB, per un potenziamento produttivo. Disimpegno che potrebbe lasciare
terreno libero a chi di queste aree, intende farne ben altro utilizzo, oppure
utilizzare le aree per acquisire nuovi spazi ma non potenziare la realtà
produttiva con le maestranze ex-SMEB.
Ho
tentato di descrivere piu’ o meno lo scenario di contesto, vediamo adesso qualche
dato della realtà produttiva di questo settore in Sicilia.
La
navalmeccanica in Sicilia, come
settore privato, occupa tra costruzioni e riparazioni circa 1000 persone, a
questi occorre aggiungere, la realtà dell’indotto che gravita intorno, che
conta almeno altri 1000 lavoratori.
A
Messina oltre la ex SMEB , è utile ricordare nella stessa zona Falcata, la
presenza di Rodriguez con 150
dipendenti, la Marinarsenal con 300 dipendenti, inoltre nella zona di Giammoro,
troviamo Aicom piu’ costruttore
nautica con 120 dipendenti e Abacus sempre per la nautica con circa 45
lavoratori.
A
Siracusa oltre la cantieri Noè spa, cantiere di riparazioni presente ad Augusta
con 150 dipendenti, è presente pure l’azienda F.lli Fazio che con circa 50
lavoratori, opera in manutenzione natanti piccolo cabotaggio e costruisce
imbarcazioni per la pesca.
A
Trapani i cantieri navali dei D’Angelo che fanno riparazioni e costruzioni con
80 dipendenti tra diretto e indiretto.
Poi
il cantiere Nautico Stabile dove si producono imbarcazioni nautiche con altri 20
dipendenti e infine i cantieri Giacalone che sono considerati in Sicilia oggi
come i principali costruttori produttori privati di navi, con circa un centinaio
di dipendenti.
Al
momento una divisione finanziaria della proprietà, non ci ha consentito di
capire qual è il nuovo assetto. Dalla presenza registrata
dati in nostro possesso delle navi attualmente in costruzione per il
2005, l’organico ufficiale appare sottodimensionato.
Questo
il nostro assetto produttivo siciliano, assetto che si inserisce in un quadro
europeo di ripresa del settore da sempre settore globalizzato.
Il
bilancio dell’andamento della domanda per il 2004 si conferma come un altro
anno eccezionale per il volume degli ordini, la domanda di nuove navi si e’
attestata a 43,9 milioni di Tslc, superando già l’elevata domanda del 2003.
Nel
dettaglio, la domanda di navi standard ha sfiorato i 30 MILIONI DI Tslc, con una
leggera flessione rispetto all’anno 2003, mentre la domanda di navi Hi-Tech
e’ passata da 76 a 124 milioni di Tslc, con un incremento del 64%, in
controtendenza le sole “chemical”.
Inoltre
la cantieristica Europea è passata dal 7% al 12% nel 2004, con un incremento
della domanda nei confronti di maggiori specializzazioni; costante la quota
della cantieristica Giapponese; in leggera flessione quella Cinese nonostante un
cantiere di 20000 addetti e uno di 150.000; mentre la quota della cantieristica
Coreana, scende dal 44% al 37%.
Da
questi dati, non è difficile intravedere la credibilità di un ipotesi di
rilancio che abbia ricaduta per un territorio come il nostro, rilancio
avvalorato dalle esigenze del trasporto marittimo che sta attraversando una fase
di rinnovamento e stabilizzazione dei suoi assetti strutturali e
imprenditoriali. Primo dato positivo, si evince dall’analisi della
composizione della flotta Italiana, infatti a fine del 2004, piu’ di 18 unità
rispetto a fine del 2003, per il trasporto merci.
Altro
dato positivo, è la condizione dei bilanci delle imprese armatoriali, con un
aumento dell fatturato in linea con l’aumento mondiale.
Altro
indicatore positivo, l’aumento delle linee per Sicilia e Sardegna dal 99 ad
oggi rispettivamente del 114% e del 137%, inoltre aumentano anche le linee dalla
Sicilia e non solo, per le isole minori Eolie,
Egadi e Pelagie.
Stiamo
parlando di un asse fondamentale lo sviluppo della rete dei trasporti.
Noi
non intendiamo entrare nel merito di una delle principali arcinate carenze
infrastrutturali della nostra isola. Certo è evidente che il mancato sviluppo
di una rete di trasporti, rispettosa delle compatibilità ambientali, ha
penalizzato fortemente il trasporto marittimo. Ma per tornare alla questione
della credibilità di un ipotesi di rilancio, non basteranno i dati della
ripresa, dopo la tempesta degli anni 90, alimentata dal dumping Asiatico, a
proiettare nel futuro questo settore.
Si
sa che per traghettare la prospettiva di un solido futuro produttivo, occorrono
innanzitutto, condizioni appropriate di innovazione tecnologica, senza la quale
non si puo’ reggere la competività, indispensabile all’industria
cantieristica per il mantenimento della valenza strategica sia in Europa che nel
nostro paese.
Occorre
anche dire che significativi interventi pubblici sono andati in questa
direzione, producendo fenomeni virtuosi, infatti lo STUDIO CENSIS sul “II
rapporto sull’economia del mare” evidenzia il ruolo effettivo e potenziale
dell’economia marittima, nello sviluppo macro economico generale. Viene
infatti stimato, che nel settore cantieristico mercantile, si verifica “un
effetto moltiplicatore” del reddito pari a 3,526 degli investimenti
effettuati. Significa che gli investimenti in nuove navi realizzate, anche
grazie agli aiuti, hanno creato una crescita economica pari a quasi quattro
volte l’investimento. Quindi l’impatto economico e sociale,
dell’investimento per il settore marittimo, con particolare riguardo
all’occupazione, è di tutto riguardo.
Queste
osservazioni, a supporto del fatto che, indirizzarsi verso un progetto siciliano
di rilancio e potenziamento del settore annettendone le costruzioni nautiche,
troverebbe appropriata convenienza, mi rivolgo al Governo Regionale,
Tra
l’altro i centri di ricerca applicata già esistenti, l’ISEAN e il CETENA,
ci chiediamo che rapporti abbiano con le nostre facoltà scientifiche siciliane.
Il
campo della scienza navale ha nei nostri atenei, esperienza di scambio con le
aziende di costruzioni piu’ qualificate della nostra isola?
Inoltre,
come pensa la Regione di attivarsi per far si che le imprese siciliane trovino
la strumentazione adatta a poter accedere all’iniziativa Leadership 2015
adottata dalla Comunità Europea, per attuare forme di cooperazione
transnazionale allo scopo di sfruttare la complementarità delle
specializzazioni dei singoli cantieri e la possibilità di suddividere fra
piu’ soggetti i costi di sviluppo dei nuovi prototipi.
E
infine la cantieristica per le sue caratteristiche, va rimodulata in rapporto
alle esigenze del Territorio.
Voglio
dire, che c’è certamente un convitato di
pietra nel dibattito sulla cantieristica, che spesso assume le sembianze dello
speculatore di turno; talvolta è un amministratore, qualche altra un’autorità
portuale che pensano di utilizzare per fini diversi le aree in cui insistono i
cantieri navali.
E
sono com’è noto, poteri più forti che cercano di piegare esigenze
urbanistiche ai loro direttivi.
È
strano, ma in un’isola non è l’economia del mare che alletta le condizioni
dello sviluppo, appunto questo è il paradosso.
Interessi
particolari, seppure legittimi, che minacciano da vicino la sopravvivenza di
questa fetta d’industria.
Voglio
aggiungere, per ultimo alcune considerazioni di carattere sindacale.
Il
cantiere navale, è caratterizzato dalla dimensione del suo bacino, dalla
potenza di sollevamento delle gru, dalle competenze umane. In questo settore,
contrariamente all’auto, non è avvenuto un processo di automazione che ha
pesantemente ridotto la presenza di forze lavoro,
La
nave si fa ad olio di gomito.
Sappiamo
che una parte del ciclo del processo di produzione, va appaltato. Il problema
e’ però, che va discussa la qualità degli appalti, che il primo requisito
dell’appalto è quello della legalità, per far si che tutto il ciclo
produttivo della cantieristica partecipi ad un’economia virtuosa, tutta in
linea con lo sviluppo, positivo e non border-line in termini di legalità. Per
legalità, ricordo ovvietà, ancora
troppo spesso ignorate parliamo di lavoro regolare, parliamo di lavoro sicuro,
di appalti o subappalti che flessibilizzino le esigenze produttive, senza mai
venire a patti sul terreno delle incursioni di chi nel territorio vuol gestire
altro, e senza mai ridurre i diritti dei lavoratori.
Con
questa iniziativa, oggi intendiamo avviare un momento di confronto, affinché si
costruisca un largo consenso di soggetti interessati a far si che, partendo da
questa città, per antonomasia la
città più di mare dell’isola, a far si dicevo che si costituisca un
cartello, uno schieramento di soggetti interessati, a far crescere l’economia
marittima, partendo dal rilancio e dal consolidamento dell’industria
navalmeccanica siciliana.
E
siccome qui, sulla vicenda messinese dell’ex SMEB, siamo convinti si possa
tarare un primo progetto da realizzare in questa direzione, è necessario
cimentarsi per far si che questa vertenza, approdi ad una soluzione positiva.
Porre
le condizioni per garantire la continuità produttiva e oggi le tutele e gli
ammortizzatori necessari. Mi rivolgo alla Regione Siciliana, che in questo
decennio, ha solo concluso chiusure industriali e dismissioni con provvidenze
assistenziali. Si provi per una volta con uno sbocco produttivo che restituisca
magari speranza ai lavoratori interessati alla vertenza, ma anche ai tanti
destinati ad una strada, al momento senza sbocco.
Per
andare nella direzione che segnaliamo, occorre che la Regione si attrezzi con
strumenti ed interventi attivi:
-
un osservatorio regionale di questa industria
-
un progetto di utilizzo di misure efficaci presenti nel POR per agenda
2000 e per leadership 2005
-
servizi appropriati alle esigenze dell’impresa
-
politiche di sostegno alla ricerca finalizzata
-
un fattivo contributo politico di proposta affinché le tante competenze
istituzionali e di sicurezza sul mare, si riunifichino in un'unica figura di
coordinamento con poteri d’intervento sul mare, autorità unica.
In
chiusura, una battuta. Penso che se per una volta si finisse in questa Regione,
di navigare a vista, scegliendo una rotta per le politiche industriali, questo
potrebbe essere il settore più appropriato.
Messina
5 Maggio 2005
Segr.
gen. Fiom-Cgil Sicilia
Giovanna
Marano