FIOM CGIL  Catania

 

Comunicato

 

ST Catania
 

Catania 27 genn 2012- "C’è ancora chi si ostina a pensare che la ripresa dell'economia e delle imprese industriali passi per la precarizzazione delle condizioni e dei rapporti di lavoro.

Oramai è abbondantemente dimostrato a livello globale ( nazionale, europeo, mondiale), come in gruppi industriali importanti -come ad esempio la Wolkswagen dove gli stipendi sono molto più alti di quelli dei nostri lavoratori e le ore di lavoro minori - le imprese industriali che emergono dalla crisi, siano quelle strutturate da sempre sulla base di un continuo impegno sul fronte della ricerca e dell'innovazione.

Certo, è inconfutabile che anche delle serie politiche industriali da parte del Governo consentirebbero di affrontare  al massimo la sfida.

 

Sperando in generale in un’ inversione di tendenza di questa natura, non possiamo non notare che nonostante ciò la STMicroelectronics  e, a cascata la 3SUN, siano state destinatarie di ingenti risorse da parte dello Stato.

In riferimento all'articolo stampa apparso su La Sicilia di giorno 26 sorge spontanea la domanda: non è che  la metafora del tipo “siamo tutti sulla stessa barca”, finisca per trasmettere non solo un bel senso di condivisione ma anche il serio dubbio che alcuni, con gli accordi separati prodotti nell'ultimo anno, sulla barca viaggiano comodamente, e altri aggrappati in una posizione rischiosissima?

 

Un conto è, ed è condivisibile, la necessità di riduzione delle  imposte, sia per le imprese che per i lavoratori, un altra cosa è pensare che questo gap possano colmarlo i lavoratori stessi con sacrifici che impropriamente alcune organizzazioni sindacali presentano come legittimi e possibili.

 

La Fiom Cgil di Catania in passato è stata diretta testimone di una  ST Microelectronics in grado di muoversi verso logiche industriali serie , con modelli competitivi e accordi importanti che hanno portato tutte le sigle sindacali a parlare di produttività. In questi giorni, però, non abbiamo condiviso la richiesta di un ulteriore periodo di Cigo. Il nostro “no” è stato motivato ,così come quello delle altre organizzazioni sindacali,  per due motivi fondamentali.

Il primo: la richiesta risultava essere maggiore in termini di ore da quelle precedentemente avanzate dall'azienda senza alcuna formale giustificazione; il secondo: vediamo nei mancati investimenti, nella paventata chiusura del modulo a sei pollici, nelle assunzioni di personale precario, una mancanza di strategia che non somiglia alla progettualità, agli investimenti, al consolidamento del sito e alle importanti tecnologie prodotte nel passato.

Ultimo particolare: nei reparti produttivi sono cresciuti i carichi individuali già aumentati con l'implementazione del 21 turno. Ciò ci fa pensare che nel frattempo si stia sperimentando sulla pelle dei lavoratori come imporre ritmi più pesanti.

Vorrei ricordare che, con l'accordo dei 21 turni siglato nel 2007 da tutte le organizzazioni sindacali, e non dai pochi che tentano di attribuirsene la legittimità, la Fiom Cgil ha accolto l'esigenza dell'azienda di dover rendere più competitivo lo stabilimento di Catania.

 Oggi accade che la ST, ma anche la 3Sun, chiedano ai sindacati consenzienti di imporre sacrifici, e lo fanno in barba ad ogni principio democratico nel nostro Paese.

Alla 3Sun si registrano livelli d'inquadramento più bassi, non esistono pause in lavorazioni a turni pesanti, i ritmi sono insostenibili, l'azienda non intende attivare corrette relazioni sindacali di discussione seria, il risultato è che le imprese trovano lo spazio per insinuarsi tra le divisioni sindacali volute da Fim e Uglm .

 

Ma ecco un ultimo episodio che offre esattamente la dimensione nella quale ci stiamo confrontando a Catania in aziende come la 3Sun: durante una visita per vedere la fabbrica di pannelli fotovoltaici, chiesta dal sindacato che per poter fare valutazioni insieme ai propri rappresentanti, la direzione aziendale disattendendo ogni norma, diritto e legge, ha prima comunicato ad alcuni componenti della Rsu di non dover partecipare alla visita, e poi ha chiesto alla Fiom di fare a meno del proprio rappresentante.

Questa è la dimensione che viviamo.

Le altre organizzazzioni sindacali come hanno potuto pensare che la strategia del concedere  potesse aiutare i lavoratori a stare meglio?